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Borgo San Jacopo, la Firenze di Claudio Mengoni vista dall’Arno
Il capoluogo toscano ospita tante realtà ristorative ma ci sono anche esempi unici come Borgo San Jacopo, la Firenze di Claudio Mengoni vista dall’Arno insieme al Picteau Bistrot & Bar in cui si può bere e mangiare tutto il giorno.


Noi, prima della cena, ci siamo accomodati al Picteau, il Bistrot del Lungarno Collection, in riva all’Arno per un aperitivo, con una carta dei cocktail attenta e con una adeguata scelta di ingredienti al fine di valorizzare il territorio con bevute equilibrate e soddisfacenti.

Dopo l’aperitivo ci siamo spostati al BSJ.
La prima cosa che colpisce, ancora prima della cucina, è la vista, unica e memorabile con davanti a noi l’Arno, poco più in là Ponte Vecchio e Firenze che vive il turbinio dei turisti.

La grande vetrata incornicia il fiume come un quadro e rende quasi naturale continuare a guardarlo tra un piatto e l’altro perché è come se stessimo osservando dall’interno di una barca.

Siamo tornati a Borgo San Jacopo con la curiosità di capire come Claudio Mengoni stia portando avanti il percorso di questo storico ristorante fiorentino.
La sensazione che ne ricaviamo è quella di una cucina sempre più consapevole della propria identità, cresciuta e maturata negli anni diventando sempre più interessante ed intrigante.
Borgo San Jacopo, ristorante di Lungarno Collection, è aperto dal 2004 e ha conquistato la prima Stella Michelin nel dicembre 2015, riconfermata negli anni successivi.
Claudio Mengoni ne guida la cucina dal 2018, dopo esperienze importanti accanto a chef come Andrea Berton, Gaetano Trovato all’Arnolfo, Andrea Migliaccio e all’Enoteca Pinchiorri. Prima di arrivare a Firenze aveva già conquistato una Stella Michelin con Assaje, a Roma.
La sala, Firenze davanti agli occhi
La sala progettata da Michele Bönan ha qualcosa di molto fiorentino senza ricorrere agli stereotipi.
Il richiamo agli anni Cinquanta, le fotografie di moda, i bozzetti, il parquet di noce, i tessuti nei toni del grigio e del blu, le tovaglie bianche e i cristalli costruiscono un ambiente elegante, raccolto e molto curato.
A seconda dell’ora guardando dalla stessa finestra che si affaccia sull’Arno cambia tutto.
La luce naturale lascia progressivamente spazio all’illuminazione più morbida della sera e l’Arno diventa quasi una presenza discreta, sempre lì, appena oltre il tavolo.
Ci piace questa sensazione di continuità tra interno ed esterno, non abbiamo l’impressione di essere semplicemente seduti in una sala con una bella vista ma Firenze entra nell’esperienza e ne diventa una parte.
È una cornice importante, perché una cucina di questo livello ha bisogno di un ambiente capace di accompagnarla senza rubarle la scena.
Claudio Mengoni, quando la tecnica rimane al servizio del gusto

La cucina di Claudio Mengoni ci interessa soprattutto per questo motivo.
Dietro i suoi piatti c’è una tecnica evidente, però non arriva mai prima del gusto infatti gli ingredienti rimangono riconoscibili e gli accostamenti cercano un equilibrio che non hanno bisogno di essere spiegati a parole.
La sua è una cucina precisa, contemporanea, costruita sulla materia prima e sulla conoscenza delle tecniche, con una sensibilità particolare verso la tradizione italiana.
Il risultato è una successione di piatti nei quali la creatività rimane sempre misurata e questa è una caratteristica che apprezziamo molto.
Il nostro menù

Benvenuto dello Chef, un piacevole inizio variegato e divertente.

Cotte e crude con coulis alle erbe, melassa di fichi e sorbetto al melograno, un antipasto del menù vegetariano, una presentazione in cui il Side, proposto a parte, diventa protagonista e racconta le verdure a 360° con tutte le sue sfumature, croccantezza, aroma, colore, sapore e temperatura.

Ventresca di tonno con zucca, nocciole, caffè e salsa arancia, la arte più saporita del tonno si espande nel palato dove incontra la dolcezza e la raffinatezza della zucca.
Si sposano gli opposti ma i contrasti si mettono subito d’accordo.

Lumachine, ricci di mare, alici alla colatura, ventresca di tonno stagionata e coulis di pomodoro giallo, un piatto strepitoso, che stupisce per la sua semplicità apparente, ma dalla grande complessità gustativa.
Il palato gioisce per sensazioni plurime quando la cucina casalinga si veste da alta cucina. Da non perdere!

Scorfano in zuppa, lumachine di mare, peperoncini verdi e pappa al pomodoro, una portata eccellentemente costruita che dona sensazioni intense e dirette che avvolgono le papille gustative con un turbinio di sapori in un piatto di grande equilibrio, contemporaneo e veramente delizioso.

Pluma di maiale, tatin di mela, senape in grani e scalogno sotto cenere, un Side perfetto con pulled pork arricchisce il piatto già di per se saporito.
La pluma, con le guarnizioni di mela in due consistenze si presenta in maniera dolce e con dolcezza di intenti, una rotondità, nel complesso del piatto che racchiude tutta la filosofia del menù degustazione Experience.

Lime, liquirizia, rum scuro e zenzero, a dir poco strepitoso, variegato, preciso e fresco, di grande creatività.

Cioccolato e passione, mousse al cioccolato, brownie alla nocciola e cuore al frutto della passione, la golosità del cioccolato abbinata all’acidità e freschezza del passion fruit rendono il dessert stimolante e goloso.

Piccola Pasticceria, una deliziosa conclusione.

I piatti che raccontano Mengoni
Sono tre i menù che possono essere scelti al BSJ:
- L’autunno in cui troviamo il menù stagionale ed è forse il modo più immediato per leggere il momento della cucina.
- Nel percorso Experience ritroviamo invece alcune preparazioni che rappresentano più direttamente la firma dello chef.
- Infine esiste il percorso vegetariano, da poco inserito, che ha riscosso molto successo dimostrando grande attenzione per la profondità di carattere.
La cantina e il servizio
Una parte importante dell’esperienza è affidata alla cantina dove Salvatore Biscotti, Head Sommelier, segue una selezione di oltre 950 etichette tra vini regionali, italiani e internazionali.

Una carta ampia, costruita per seguire le diverse sfumature della cucina di Mengoni insieme al suo staff:
- Claudio Mengoni – Executive Chef
- Francesco Forgione – Sous Chef
- Mario Miniaci – Sous Chef
In una cena come questa il vino diventa parte del racconto in cui un abbinamento può sottolineare una nota, alleggerire una salsa, accompagnare un passaggio.
Sono dettagli che magari non si ricordano singolarmente, ma che contribuiscono alla sensazione finale.
Il servizio presente, attento, senza diventare protagonista, una qualità che consideriamo fondamentale quando si parla di alta ristorazione in cui il tavolo deve sentirsi seguito, mai osservato:
- Simone Serra – Restaurant Manager
- Salvatore Biscotti – Head Sommelier
- Marco Di Pasquale – Supervisor
- Filippo Maccianti – Sommelier

Una Stella che continua a raccontare Firenze
Borgo San Jacopo ha conquistato la sua prima Stella Michelin nel 2015 e continua a mantenerla, inserendosi tra gli indirizzi più rappresentativi della ristorazione fiorentina.
Una buona cucina, per quanto importante, si può dimenticare, noi cerchiamo un’esperienza che abbia una propria voce, qualcosa che dopo qualche giorno sia ancora capace di tornare alla mente e qui l’abbiamo trovata.
A Borgo San Jacopo quella voce passa attraverso Claudio Mengoni, attraverso la sala, il servizio, i vini e anche attraverso quella finestra sull’Arno.
Borgo San Jacopo è uno di quei ristoranti nei quali torniamo volentieri perché ogni volta troviamo qualcosa che merita di essere riassaggiato e troviamo anche sempre nuovi spunti.

La cucina di Claudio Mengoni ha raggiunto una maturità precisa, fatta di tecnica, sensibilità e gusto evolvendosi dalle precedenti volte in cui l’abbiamo assaggiata e dunque non possiamo che fargli i nostri più vivi complimenti.
© Tutte le foto dell’articolo, se non diversamente indicato, sono scattate da Alireza Mohtashami che ha contribuito anche alla stesura del testo. Tutte le immagini hanno copyright by marcobechi.it



