Ristorante Frosch a Varena in Val di Fiemme due anime e un’unica visione
Le Alpi dove la montagna è quella vera, affascinano sempre, per i boschi, la neve, la fauna, la flora e le storie che si raccontano. Qui il Ristorante Frosch a Varena in Val di Fiemme due anime e un’unica visione, crea un’ulteriore storia, di quelle che ti affascinano e ti assorbono lentamente, come il respiro delle montagne al tramonto.
Dove la montagna diventa racconto
Premetto che per motivi personali, ormai da oltre vent’anni, non sono andato più in montagna seppure fossi stato uno sciatore e l’occasione di vivere questa esperienza da Frosch e con la sua gente è stata rivelatrice.
Arrivare qui è già parte dell’esperienza, il viaggio in treno dalla Toscana sino a Bolzano ti da il tempo di riflettere, di pensare guardando fuori dal finestrino.
All’arrivo alla stazione mi ha accolto Sara Bertocchi e mi ha condotto lungo un percorso tortuoso attraverso la strada e i boschi che andavano verso la Val di Fiemme raccontandomi di quanto la natura sia stata severa con questi luoghi devastati da Vaia, la tempesta che nel 2018, con raffiche di vento a 200 km orari in poche ore ha raso al suolo migliaia di alberi.
Dopo Vaia è successo qualcosa di meno spettacolare, ma ancora più devastante, un piccolo insetto, il bostrico, ha trovato terreno perfetto per proliferare e ha ucciso gli alberi che erano rimasti in piedi.
Un fenomeno anzi due fenomeni che fanno riflettere e pensare a quanto la natura alla fine si riallinea e cerca di sopperire al riscaldamento globale e ai troppi cambiamenti che fa l’uomo.
Io vedo ora la natura e mi sembra comunque bella ma sento, nel racconto di Sara, con la commozione nelle corde vocali, il terribile momento passato.
Ecco da qui la voglia di valorizzare e celebrare la montagna con la sua attività giornaliera di ristoratrice usando con rispetto tutto quello che la montagna offre, dalle bacche, ai fiori, ai funghi, alle erbe e naturalmente alla selvaggina e alle trote.

Varena
Ma eccoci finalmente a Varena, il borgo, come un paese del presepe, si apre tra fontane di porfido che cantano piano e dove lo sguardo si perde verso la catena del Lagorai, le piccole case si susseguono nelle strette vie mentre la chiesa dei Santi Pietro e Paolo veglia su questo angolo sospeso.

Dentro, il ristorante, al piano soprastante di un palazzo recentemente sottoposto ad un attento risanamento conservativo, è un dialogo continuo tra materia e memoria dove il legno antico, la pietra viva e una modernità sussurrata, mai invadente, si intersecano avvolti dalle bottiglie di gin, circa 300, che sono sparse ovunque.

Solo 14 coperti ma spesso servono solo un decina di ospiti, con il camino costantemente acceso e dispensatore di calore ma anche armonia conviviale.
È una casa, ma anche un rifugio gastronomico, un luogo seducente dove molte statuette di rane (frosh in tedesco) sono disseminate per ricordare la giocosità della vita.
Una cucina che accarezza e sorprende
Qui la cucina non ha bisogno di eccessi per colpire, è essenziale, ma mai banale, è radicata nel territorio, ma con lo sguardo curioso di chi ha viaggiato, osservato, assaggiato il mondo.
Al Frosch si incontrano pascoli, boschi e cantine della Val di Fiemme, ma anche suggestioni lontane, un ingrediente locale può dialogare con una tecnica francese, una spezia orientale può accendere una memoria alpina.
È un gioco di equilibri, mai forzato e soprattutto è una cucina che racconta una storia, quella di chi la guida.
Due anime, un’unica visione
Dietro i piatti, dal 2019, c’è la sensibilità elegante di Sara Bertocchi, milanese, figlia d’arte e spirito inquieto, capace di trasformare la cucina in gesto artistico.

Il suo percorso, che incrocia mondi creativi e grandi maestri, si traduce in piatti puliti, essenziali e sempre profondi.
Accanto a lei, dal 2024, l’esperienza e la visione di Fabrizio Molteni, cresciuto nella galassia di Gualtiero Marchesi e protagonista di una carriera che attraversa luoghi iconici e una stella Michelin conquistata sul campo.

Insieme costruiscono una cucina che è sintesi rara, tecnica, memoria e libertà!
Il lato giocoso, Kermit Bistrot
Accanto al ristorante, anzi sotto, al piano terra, come un sorriso più informale, nasce il Kermit Bistrot.

Qui la cucina si fa più leggera, conviviale, divertente con tapas, fritti golosi, bao soffici e contaminazioni che viaggiano tra Mediterraneo, Oriente e Sud degli Stati Uniti.
Il tutto accompagnato da una selezione liquida impressionante, vini al calice in continuo movimento, cocktail studiati e una vera positiva ossessione per il Gin Tonic, con tantissime etichette pronte a sorprendere.
Dormire nel silenzio a Grizzly Haus
Nello stesso palazzo che ospita Frosch, al piano soprastante ci sono le quattro camere della Grizzly Haus.
Le stanze sono piccoli mondi ispirati agli orsi, Grizzly, Bruno, Nero e Polare, dove ogni dettaglio è pensato per restituire un’idea di benessere autentico.
Sentirete aromi balsamici dall’albero del Cirmolo nei cuscini, tessuti naturali, materiali vivi, qui si dorme davvero e ci si sveglia con il profumo delle cose semplici, quelle fatte bene.
Una cantina che è viaggio
La cantina del Frosch è un universo in continua evoluzione, oltre 400 etichette, con una forte anima naturale certificata da Raisin.
Un luogo dove il vino è protagonista, e poi la Sala Botte, intima, quasi segreta, pochi posti, il profumo del legno e una bottiglia a portata di mano tutto con il pacere della condivisione.
Un progetto che guarda lontano
Dal network Trentino Food Tales alla community internazionale Teritoria, passando per gli Ambasciatori del Gusto, il Frosch non è solo un ristorante ma è parte di un movimento che crede in una cucina etica, territoriale e contemporanea.
E ultimamente, con l’ingresso nella Guida Michelin Italia, questo percorso trova una nuova, importante conferma.
Io ho condiviso la mia bella esperienza con un piccolo gruppo di colleghi con i quale abbiamo degustato la prima sera i magnifici piatti di Sara e Fabrizio al Frosch serviti con gli ottimi vini naturali di Indigeni Wines che mi hanno fatto ricredere sulla qualità dei vini naturali che finalmente ho trovato davvero gradevoli, equibrati e anche molto interessanti.
Moena

La mattina seguente ci siamo diretti verso Moena per visitare la Malga El Mas, conoscere la loro filosofia da allevatori di Mucche e produttori di fantastici formaggi tra cui il Crudo di Moena.

Dopo una visita alla fattoria didattica ci siamo accomodati per un assaggio di ben otto formaggi

al quale è seguito un tagliolino ai porcini e una radiosa torta di mele, sempre abbinati ai vini francesi naturali.

La sera a 2050 metri sulla neve

La sera ancora un’esperienza magistrale, Sara ha riservato una baita del Comune a 2050 metri sulla neve e, da veri locali

abbiamo mangiato una polenta cotta sulla cucina a legna da Fabrizio insieme a salumi e würstel locali ancora abbinati ai vini di Indigeni Wines.

Non vi sto a dire il forte l’impatto emotivo che ci ha coinvolto, un’esperienza quasi mistica, forse siamo stati aiutati anche dai vini ma chi può dirlo?
Ci sono davvero esperienze che restano nel cuore, non per ciò che mostrano, ma per ciò che ci lasciano dentro.

Il Frosch è una di queste, un luogo dove la montagna non è solo sfondo, ma ingrediente, dove ogni piatto è un passo, ogni sorso una scoperta, ogni silenzio una promessa e non solo da loro ma anche a Moena è stato lo stesso.
Forse perché tutti condividono le stesse idee e così quando te ne vai, ti accorgi che qualcosa è cambiato e non vedi l’ora di tornare.
Forse hai capito meglio il modo in cui guardi il gusto o semplicemente il tempo che in quei luoghi trascorre in modo diverso.
Non vedo l’ora di tornarci!
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