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Mattia Parlanti e il Rinascimento del Gusto a Palazzo Tiglio
C’è una Toscana meno battuta, fatta di morbide colline e piccoli paesi dal sapore antico, dove il tempo sembra dilatarsi e la cucina si trasforma in poesia dove troviamo Mattia Parlanti e il Rinascimento del Gusto a Palazzo Tiglio.

È qui, nella frazione di San Pancrazio di Bucine in provincia di Arezzo, che prende vita un sogno fatto di memoria, territorio e passione.
Nella sapiente ristrutturazione avvenuta a Palazzo Tiglio troviamo il ristorante gourmet e un accoglienza per pochi ospiti, dove a dirigere la cucina c’è uno chef che casualmente si è trovato a lavorare dove veniva in vacanza da ragazzo.
Palazzo Tiglio è anche molto altro, un luogo che ha ridato vita all’antico negozio del piccolo borgo diventato oggi La Cantinetta di San Pancrazio dove è possibile per i turisti ma anche per i residenti, prendere un caffè, un aperitivo o comprare generi alimentari.
Una valorizzazione per tutta la comunità, un servizio di utilità e convivialità che ravviva, grazie a John tutto il paese.
Mattia Parlanti

Mattia nasce a Prato nel 1994, e la sua storia d’amore con il cibo inizia prestissimo, a soli cinque anni infatti inizia ad aggirarsi tra le cucine del catering di famiglia, attirato dai profumi e dai gesti dei cuochi che lui considerava come un gioco.
Gli studi all’istituto alberghiero di Montecatini consacrano i suoi ideali, la cucina non è solo una passione, ma una via da percorrere con tutto l’impegno.
Dopo il diploma, arriva subito l’esperienza nel mondo dell’alta cucina: prima da Galateo Ricevimenti a Firenze, poi, anche se per un breve periodo, nell’eccellenza stellata del ristorante Arnolfo ** a Colle Val d’Elsa.
Ma è nel ritorno a casa, nella sua Prato, che Mattia costruisce le fondamenta della sua crescita professionale, dove dopo quasi un decennio alla Limonaia di Villa Rospigliosi, negli ultime periodi ne ha diretto la brigata.
Nel giugno del 2022, arriva inaspettata, l’apertura di Palazzo Tiglio, un progetto ambizioso e profondamente personale di John. che ha capito che San Pancrazio non è solo una località ma è un luogo dell’anima costruito nel suo cuore quando vi ha trascorso lunghi periodi di vacanza dalla Svezia.
Qui anche Mattia trascorreva le estati da bambino con la sua famiglia e dunque tornarvi da chef è come chiudere un cerchio sostenendo l’idea geniale di John.
Ma soprattutto, è l’occasione per realizzare la sua idea di cucina: radicata nel territorio, in sintonia con la natura, libera di esprimersi senza limitazioni.
La filosofia
Mattia insieme al proprietario John Werich e in collaborazione con l’azienda Il Cavolo a Merenda di Colle Val d’Elsa, hanno dato vita ad un orto vicino alla piscina, scegliendo prodotti insoliti, dimenticati, unici da usare nella preparazione dei piatti.

La filiera corta non è solo uno slogan, ma una filosofia vissuta quotidianamente.
Il ristorante sorge all’interno di un palazzo seicentesco edificato su fondamenta medievali, restaurato con sensibilità, amore e competenza.
Le antiche cantine ora accolgono sale eleganti e c’è una terrazza da sogno che domina la Valdambra, regalando tramonti che sembrano dipinti.

In sala, l’accoglienza è affidata a Danilo Salvi, caposala e sommelier, che accompagna gli ospiti in un viaggio tra i sapori della Toscana più autentica, con una carta dei vini ricca e selezionata.
Il menu stagionale intreccia terra e mare, tradizione e creatività, in un equilibrio che esalta la materia prima con eleganza e rispetto.

Il menù che abbiamo provato:

Benvenuto di Palazzo Tiglio

Entrée
Pecorino, fave, pepe, iniziamo con una reinterpretazione essenziale della tradizionale scampagnata del 1° maggio, qui con fave servite con brodo di formaggio.

Anatra, verza, borragine, tuorlo, arancia, quando il colore si traduce in sapore, la verza ricopre la tartare e ne diventa morbidamente un tutt’uno. un sapore coinvolgente e rotondo in leggero contrasto con il panzerotto, servito a parte, ripieno di anatra anch’esso.

Primi piatti
Cappelletti, coniglio, finocchietto, fagioli Zolfini, cicale di mare, il mare, la terra, la costa e la campagna, un viaggio che racconta un percorso tra sapori e strutture diverse che si assemblano in un piatto.

Risotto, cavolo nero, limone, puntarelle, mandorle, fresco e profumato, saporito, giusta mantecatura e cremosità.
La parte vegetale delle puntarelle valorizzano il riso tendenzialmente dolce.

Pan brioche e gelato all’aglio, un tocco di freschezza che funge da intermezzo prima della portata principale, piacevole ed intrigante nel suo gusto intenso di aglio presentato come gelato.

Secondo piatto
Piccione di Laura Peri, dolceforte, topinambur, pioppini, n’duja, come sempre di altissima qualità, preparato secondo i canoni dell’alta cucina, ben asseblato con il topinambur in diverse consistenze che danno completezza e croccantezza esaltandone il sapore.
Un piatto sostenibile che si completa con la mini piadina con il ragù preparato con le interiora del piccione e i funghi pioppini.

Dessert
Un pre-dessert di gelato al pecorino e edamame richiama il momento del principio del pranzo con cui abbiamo iniziato con fave e pecorino.

Miele, fieno, polline, arancia, noci, si esprime visivamente quasi in monotono cromatico ma si esprime nel palato con una varia e gradevole sinfonia di sapori che oscillano tra il fresc ed il fruttato.

Piccola pasticceria

Palazzo Tiglio
Oltre al ristorante, Palazzo Tiglio è anche un boutique hotel con sette camere finemente arredate,

un giardino con piscina,

e una chiesa medievale che ospita eventi, mostre d’arte e corsi di cucina.

Un soggiorno qui è un’immersione nei sensi, un ritorno a ciò che conta davvero e che da valore al tempo, alla bellezza, e ai sapori.
È un invito a rallentare e lasciarsi sorprendere magari passandovi qualche giorno e godere anche della colazione del mattino.

Palazzo Tiglio non è solo un ristorante, è un’esperienza ed è il luogo dove la cucina di Mattia Parlanti ha trovato finalmente la sua casa in perfetta sinergia con la filosofia di John Werich.
© Tutte le foto dell’articolo, se non diversamente indicato, sono scattate da Alireza Mohtashami ed hanno copyright by marcobechi.it




