Lavica, Fine Dining & Fine Wine Festival alla riscoperta dell’Etna
L’italia è una nazione dove sempre si celebrano la cucina e i vini dal nord al sud e Lavica, Fine Dining & Fine Wine Festival alla riscoperta dell’Etna ne è un fulgido esempio.
Dal 22 al 24 maggio, alle pendici dell’Etna, torna una delle manifestazioni più interessanti del panorama gastronomico contemporaneo.
Non solo per il livello degli chef coinvolti, ma per l’idea chiara che porta avanti: raccontare un territorio attraverso chi lo vive davvero.

‘A Muntagna: molto più di un tema
Qui non si parla di concept costruiti a tavolino, “‘A Muntagna”, come la chiamano i siciliani, è un’identità, è fertilità, è materia viva, è quella biodiversità unica che rende questo angolo di Sicilia uno dei più interessanti d’Europa.
Dopo una prima edizione che seguiva il viaggio della lava verso il mare, Lavica torna con un approccio ancora più diretto, mettere al centro la montagna, non come sfondo, ma come protagonista assoluta.
Due location, un unico racconto
Il festival si muove tra due luoghi che da soli valgono il viaggio a Barone di Villagrande, storica cantina immersa nei vigneti vulcanici e Castello San Marco, dimora seicentesca trasformata in charming hotel.
Due anime diverse, ma complementari, una più agricola, verticale, legata alla terra e l’altra più elegante, raccolta, con quella dmensione di ospitalità mediterranea che qui diventa esperienza.
Il programma, ritmo, sostanza, visione
Si parte il 22 maggio a Milo con “Opening a Milo”, una serata che mette subito le cose in chiaro con cucina a più mani, contaminazione e dialogo tra chef.
Il giorno dopo si cambia passo, la mattina è dedicata a un tour tra i filari vulcanici, insieme alla Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, un’immersione reale nella viticoltura eroica.
La sera, invece, il focus si sposta su chi quel territorio lo custodisce ogni giorno.
“I custodi del Territorio” porta al centro piccoli produttori, artigiani, realtà che spesso restano dietro le quinte ma che sono la vera ossatura di tutto il sistema.
Il 24 maggio si chiude con uno sguardo più urbano, Catania, street food, cultura popolare e una tappa da Angiò Macelleria di Mare con Alberto Angiolucci, dove si entra in un terreno tecnico e affascinante come quello della frollatura del pesce.

Poi il gran finale, di nuovo al castello, con una cena corale che chiude il cerchio.
Gli chef, identità forti, visioni diverse
Qui il livello è alto, ma senza rigidità, si parte dai resident:
* Alfio Pesce, che lavora in simbiosi con la cantina di Villagrande

* Giuseppe Bonaccorso, anima di Giardino di Pietra

Accanto a loro, due stelle siciliane che conoscono bene cosa significa cucinare sull’Etna:
* Giuseppe Raciti

* Giovanni Santoro

E poi la community Teritoria, presieduta da Alain Ducasse, che porta una visione internazionale ma sempre radicata nel territorio:
* André Taormina

* Massimo Tringali

* Arcangelo Tinari

* Cristina Bowerman

* Caterina Ceraudo

* Fabrizio Molteni

* Sara Bertocchi

Un gruppo eterogeneo, che tiene insieme fine dining, sostenibilità, ricerca e identità.
Più di un festival
Lavica non è solo una sequenza di cene ma è un sistema, dentro c’è il lavoro di realtà come Entegra, la visione condivisa con produttori, chef, territorio.
E soprattutto c’è un’idea contemporanea di ospitalità, meno costruita, più autentica dove l’alta cucina non è esercizio di stile ma è un mezzo per leggere un paesaggio.
E forse è proprio questo il punto, all’Etna non si viene solo per mangiare bene ma si viene per capire da dove nasce davvero il gusto.




