Regina Ribelle, il tempo della Vernaccia di San Gimignano tra vigne, torri e una cena sotto le stelle
Il paese turrito per eccellenza in Toscana ha celebrato la Regina Ribelle, il tempo della Vernaccia di San Gimignano tra vigne, torri e una cena sotto le stelle con Nicola Gronchi di Romano di Viareggio.

L’ho percepito con chiarezza durante la quarta edizione di Regina Ribelle, il festival che il Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano dedica ogni anno al bianco simbolo della Toscana.
Un’edizione speciale, attraversata da due ricorrenze che appartengono alla storia del vino italiano.
I 750 anni dalla prima attestazione documentata della Vernaccia e i 60 anni dalla nascita della DOC, la prima riconosciuta in Italia nel 1966.

Numeri che potrebbero sembrare semplici date da celebrare ma camminando tra le colline che circondano San Gimignano diventano invece materia viva, racconto quotidiano e identità.
Le giornate dedicate alla stampa sono state un viaggio dentro l’anima della denominazione.
Oltre settanta giornalisti provenienti da diversi Paesi hanno avuto l’occasione di approfondire le nuove annate e visitare le aziende del territorio, entrando in contatto diretto con chi questa storia la scrive ogni giorno tra vigneti, cantine e scelte agronomiche.

Le visite in aziende
Tra le visite alle quali ho partecipato c’è stata quella memorabile a Signano che ha accolto anche La Lastra dove, suffragati da ottimi salumi toscani fatti in casa abbiamo avuto la possibilità di confrontare in assaggio diverse annate sempre di ambedue le aziende.

Una degustazione oserei dire molto soddisfacente e quasi didattica in cui abbiamo proprio confrontato le peculiarità dei diversi territori in cui la Vernaccia assume sfumature profonde, quasi mediterranee, senza perdere quella tensione minerale che la rende immediatamente riconoscibile.

Poggio Alloro
A pochi chilometri di distanza, nelle vigne di Poggio Alloro, emerge invece un volto leggermente diverso della denominazione.

Una realtà consolidata di tre famiglie marchigiane che hanno trovato in San Gimignano terreno fertile per la loro attività che comprende oggi allevamento di Chianina da carne.

Ma anche coltivazione di foraggi per gli animali, orti per la produzione di verdure e naturalmente vigne per la vernaccia e una organizzata proposta ristorativa che accoglie giornalmente numerosi flussi di turisti.


Cesani
Il percorso prosegue tra le colline di Pancole, dove il paesaggio sembra rallentare il tempo e ci accoglie la famiglia Cesani, anch’essa di origini Marchigiane che producono una riserva di Vernaccia unica e riconoscibile, Sanice.


Qui l’agricoltura dialoga con l’ospitalità rurale dell’agriturismo e il vino diventa parte di un ecosistema più ampio fatto di campagna, accoglienza e rispetto del territorio.

Dalle terrazze lo sguardo fluttua nei vigneti che circondano le colline a perdita d’occhio.
Tre aziende diverse, tre interpretazioni della stessa varietà, unite da un legame profondo con un territorio unico al mondo.
L’annata 2025, presentata in anteprima durante Regina Ribelle, ha mostrato una personalità particolarmente interessante.
Le condizioni climatiche di un’estate sempre più calda hanno richiesto attenzione e capacità di adattamento, restituendo vini di notevole equilibrio, caratterizzati da eleganza, energia e una marcata impronta minerale.

La Vernaccia continua a sorprendere proprio per questa capacità di leggere il proprio territorio senza perdere identità.
Una qualità che emerge anche nei numeri della denominazione.
Oltre 3,8 milioni di litri prodotti nella vendemmia 2025 e più di 3,1 milioni immessi sul mercato, dato in crescita rispetto all’anno precedente.

Poi arriva la sera
Piazza Duomo si trasforma lentamente, le luci iniziano a riflettersi sulla pietra dorata dei palazzi medievali e i tavoli prendono forma al centro della piazza, in uno degli scenari più suggestivi della Toscana.
La cena di gala organizzata dal Consorzio diventa il momento simbolico dell’intera manifestazione.

Un lungo convivio sotto le stelle affidato alla sensibilità dello chef Nicola Gronchi del Ristorante Romano di Viareggio, una stella Michelin, che costruisce un percorso gastronomico capace di dialogare con la Vernaccia senza mai sovrastarla.


Ogni piatto cerca l’equilibrio, iniziando dai finger food serviti nel cortile del Comune attorno, le torri di San Gimignano sembrano osservare in silenzio una storia che continua da secoli.

La cena è continuata a tavola con piatti davvero ben eseguiti e gustosamente perfetti.



Durante la cena abbiamo avuto la possibilità di assaggiare i vini di tutte le aziende partecipanti serviti a richiesta dai sommelier.

Il sabato e la domenica per tutti
Nei giorni successivi il centro storico si è riempito di appassionati, degustazioni, masterclass, incontri e musica.
Circa 850 wine lover hanno animato le piazze medievali della città, dando vita a oltre 7.000 assaggi ai banchi delle aziende partecipanti fatti di un pubblico curioso, attento, desideroso di comprendere le molte anime della Vernaccia.
Regina Ribelle si conferma così uno degli appuntamenti più interessanti del panorama enologico italiano, un festival che riesce a tenere insieme cultura, territorio, arte e vino con una naturalezza rara.
La Vernaccia continua a essere una voce fuori dal coro, bianca in una terra famosa per i rossi, antica e sorprendentemente contemporanea, legata alla propria storia ma capace di parlare il linguaggio del presente.
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