La Sala del Torriano, dove il Chianti Classico diventa racconto di terra, tempo e passione
Ci sono luoghi nel centro Italia che sembrano nati per raccontare il vino, non solo per la bellezza delle colline, ma per quella capacità antica di custodire una memoria agricola viva, fatta di mani, di tempo e di ascolto, La Sala del Torriano, dove il Chianti Classico diventa racconto di terra, tempo e passione è uno di questi luoghi.

Un mosaico armonico di vigne, boschi e uliveti che respira a pieni polmoni nel cuore del Chianti Classico, dove ogni zolla parla la lingua del sangiovese e ogni bottiglia è una dichiarazione d’amore per il territorio.
A guidare questo sogno è Francesco Rossi Ferrini, erede di una lunga tradizione familiare e di un modo di fare vino che ha radici profonde nella sua terra.

Insieme al suo team, un gruppo coeso di professionisti che unisce competenza, sensibilità e visione, ha dato vita a una realtà che unisce la storia di due anime, La Sala e Il Torriano.
Due identità diverse, due microcosmi uniti oggi da un filo comune, quello della qualità e del rispetto per la natura.
L’enologo
A interpretarlo è Ovidio Mugnaini, enologo e agronomo dell’azienda, vincitore del Premio Gambelli 2024, riconoscimento dedicato a chi sa raccontare il territorio e le annate con autenticità e misura secondo i canoni del grandissimo enologo toscano che, come un maestro di orchestra, creava sinfonie di vino con il sangiovese.
La sua è una mano rispettosa, quasi artigiana, che segue la vigna più che il laboratorio.
“Mi approccio al sangiovese in modo umile”, racconta. “Cerco di ottenerne vini sinceri, territoriali, autentici. Come voleva il maestro Giulio Gambelli.”
E nei calici di La Sala del Torriano, questa filosofia si sente, l’equilibrio tra tradizione e sensibilità moderna, la precisione tecnica che non spegne mai l’anima del vino.
Ogni scelta qui ha un respiro lungo
La vigna è lavorata come un giardino, in equilibrio con il suolo e con i ritmi della vita.
La conversione biologica, avviata nel 2017 e completata nel 2020, non è stata un traguardo ma un punto di partenza per spingersi oltre le regole, riduzione della plastica, energia da fonti rinnovabili, suolo lavorato solo quando serve, stazioni meteorologiche per limitare al minimo i trattamenti.
È un approccio che ha qualcosa di poetico, una tensione costante verso la purezza.
Al centro di tutto resta il sangiovese, il vitigno che più di ogni altro riesce a interpretare il carattere di queste colline.
Nei vini di La Sala del Torriano si percepisce quella classicità elegante che non ha bisogno di forzature, il frutto nitido, la freschezza che sale dal calcare, la carezza dei tannini.
È un sangiovese che parla la lingua di San Casciano, con la sua luminosità e la sua grazia naturale.

L’arte
C’è poi un’altra dimensione che completa il quadro, l’amore per l’arte.
Le etichette della Gran Selezione, della Grappa e del Vin Santo portano la firma del grande Silvano “Nano” Campeggi, l’artista dei sogni e del cinema.

E non è un caso: perché anche qui il vino è una forma d’arte, un gesto creativo che unisce immaginazione e realtà, sensibilità e rigore.
Visitare La Sala del Torriano significa entrare in una Toscana che ancora sa stupire, quella che accoglie in un agriturismo panoramico a Montefiridolfi, tra ulivi e vigneti, dove il silenzio ha il suono del vento e il vino diventa un modo per ascoltare il paesaggio.
Un mondo che vive di autenticità, di legami e di cura.
E proprio da qui, in una giornata d’ottobre, è iniziata la verticale che abbiamo dedicato ai vini del Chianti Classico Gran Selezione che ha l’etichetta inconfondibile dell’artista.
Un viaggio attraverso annate, profumi e sensazioni che raccontano la vita e l’evoluzione del rosso nettare di Bacco dell’uktimo decennio.
La verticale di Chianti Classico Gran Selezione Il Torriano

Quel giorno, tra le mura della cantina, il tempo sembrava scorrere più lento.
Davanti a noi, una verticale di Chianti Classico Gran Selezione Il Torriano de La Sala del Torriano, un percorso attraverso diverse annate che ha messo in luce il carattere del sangiovese e la coerenza stilistica della cantina.
Ogni calice ha raccontato una sfumatura diversa di questo territorio, mostrando il legame profondo tra suolo, clima e sensibilità enologica.

Ecco le mie impressioni, vino per vino, su questa verticale
– 2015 Chianti Classico Gran Selezione “Il Torriano” – una espressione fresca e dinamica, fruttato, vigoroso e di grande struttura, un sangiovese che puàò durare ancora molti anni.
– 2016 Chianti Classico Gran Selezione “Il Torriano” – frutta matura, un corpo asciutto sempre giovane, vivace e fresco dai tannini eleganti e setosi, piacevole fin di bocca e di notevole lunghezza.
– 2020 Chianti Classico Gran Selezione “Il Torriano” – frutta rossa modestamente matura, vaniglia, quasi pungente, uva spina e ciliegia, giusto corpo, asciutto, loquace e di buona beva.
– 2021 Chianti Classico Gran Selezione “Il Torriano” – frutti di bosco, fragola, note di piccantezza al naso, un vino d’impatto, asciutto, netto e dai tannini eleganti. Un vino gastronomico, complesso e piacevolmente già pronto.
A seguire, dopo la degustazione ci siamo spostati a La Capanna del Gallo dove abbiamo cenato abbinando altri vini de La Sala del Torriano.
L’insegna de La Capanna del Gallo dove abbiamo consumato una cena creativa, saporita e dai giusti contrasti gustativi.

I vini in degustazione durante la cena

L’apparecchiatura moderna e funzionale.

Il benvenuto della cucina Quiche di capriolo, susina e caprino accompagnato da bietola grigliata, ponzu e mirin.

L’antipasto – Uovo morbido, spuma all’erba cipollina, tartufo nero di stagione e pane saporito.

Il primo piatto Plin di guancia di vitella con crema alla liquirizia.

Il secondo piatto Capriolo, purèe di cavolfiore alla griglia, zucca e foglia di fico.

Il dessert Tarte-Tain di pere, gelato al latte di capra e sambuco.

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